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Il tempo necessario per raggiungere il posto di lavoro è inversamente proporzionale alla corposità della busta paga. Tanto da poter affermare che, laddove la congestione da traffico è più alta, più basso sarà il salario netto del lavoratore. E una minore congestione attrae nuovi investimenti sul territorio. Lo sostiene uno studio pubblicato sull’ ultimo numero dei Working Papers della Banca d’Italia, dedicato a ‘Agglomerazione e crescita: gli effetti dei costi del pendolarismo’.Dall’esame di aree differentemente caratterizzate dalla concentrazione di attività economiche, emerge infatti che «la congestione, modellata come quantità di tempo impiegata per raggiungere il posto di lavoro, ha un impatto negativo sia sul livello di benessere del lavoratore sia sul grado di efficienza dell’ economia. Infatti, quanto maggiore risulta il tempo di pendolarismo tanto più bassa – scrive Antonio Accetturo nella ricerca – sarà l’ offerta di lavoro e quindi il salario netto ricevuto dal lavoratore. Inoltre, quanto maggiore è il grado di congestione tanto minore sarà l’offerta di lavoro qualificato e, di conseguenza, tanto minore il tasso di crescita dell’ economia». È stato accertato dai ricercatori un persistente divario dei redditi regionali tra le aree dove si concentra l’attività economica più avanzata (regioni core) e quelle periferiche, solitamente specializzate in attività a basso valore aggiunto, e si tratta di un fenomeno descritto come «perlopiù irreversibile».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80085
Tre cani che ringhiano e mostrano i denti: è questa l’insolita «arma» messa a punto e usata da alcuni «punkabbestia» in due diverse rapine ai danni di passanti.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=298441
Le 9.30 di un giorno qualunque in Central Park . Scene di piccola, ordinaria quotidianità. Su una panchina due amiche conversano del più e del meno. Impercettibilmente, ad un tratto, lo scenario intorno muta. Una delle due amiche, avverte qualcosa di irrimediabilmente diverso. Tutt´intorno la vita sembra essersi fermata, improvvisamente. Poi qualcuno, nell´immobilismo assoluto, inizia ad indietreggiare.L´altra amica ripete, in modo automatico l´ultima frase prima di togliersi la vita. Inizia così ‘E venne il giorno’ con la descrizione di uno scenario apocalittico in cui apparentemente, ma solo apparentemente, la logica della vita sembra denaturarsi, svuotarsi di significati. Tutto si compie, irrimediabilmente, senza un motivo. Il genere del film, nell´ineguagliabile stile di Shyamalan, è una perfetta metafora del nostro vivere occidentale ma soprattutto del vivere ‘made in USA’. Ben inscritto in un´America post 11 settembre, dove tutto ciò che catastroficamente accade, apparentemente senza motivo, produce paure e agiti collettivi orientati alla ricerca di una ’sola’, ‘possibile’ verità a tutti i costi, con tutti i mezzi possibili, con esclusione, come ben sappiamo, di ogni altra ‘possibile’ verità. ‘E venne il giorno’ come già con The Village, veicola un messaggio forte. Le paure collettive simbolicamente proiettate verso il ‘nemico’, necessitano della costruzione sociale del ‘pericoloso’, che ha una sua fisicità e una sua identità.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76777